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Se non zuppa... pan bagnato

Giornate sottozero, poche precipitazioni, aria ferma, sole di giorno e sereno la sera: le condizioni ideali per la formazione di rugiada.
Finché imperla i prati, finché gocciola dai rami spogli, la rugiada è poetica; se arri­va a coprire la nostra auto parcheggiata in strada, diventa fastidiosa; se si forma su un cappotto appena rasato, su un serramento appena posato, su un paramento appena finito, diventa una tragedia.

 

Cerchiamo di capire il fenomeno, di inquadrare le colpe e prevenire i danni.
La rugiada non è che condensa di vapore acqueo che, a causa del diminuire del­la temperatura nelle ore notturne, 'non può più stare nell'aria', e deve condensare; nel­la peggiore delle ipotesi, condensa nell'aria stessa, in minute goccioline che rimango­no sospese a formare quella famosa 'nebbia che si taglia con il coltello', tanto nota in pianura padana ma presente anche in Valle Camonica.

Preferibilmente, però, la condensazione avviene prima su superfici più fredde dell'aria, come appunto l'er­ba, i rami, il suolo. Potrebbe non essere im­mediato capire perché il suolo o un cartello stradale debbano essere più freddi dell'aria che li sovrasta, quindi proviamo a inverti­re i fattori.

Qualcuno ha dubbi sul fatto che l'asfalto o il metallo siano ben più caldi dell'aria in una giornata assolata? No, perché è evidente che l'energia radiante che ci arriva dal sole, attraversa l'aria che è trasparente, mentre viene assorbita dai materiali, che quindi si scaldano di più. Mutati i fattori, il fenomeno è lo stesso: l'aria non emette calore perirraggiamento, mentre le superfici opache, si; per accertarsene, basta una termocamera.
Se emettono calore si raffreddano e quindi, nel corso della notte, può succedere che le superfici siano nettamente più fredde dell'aria circostante.
Ovviamente devono verificarsi alcune condizioni ben precise: non ci deve essere troppo vento, perché in questo caso l'aria scambia calore con le superfici e non si creano eccessive differenze di temperatura. L'aria deve avere un elevato contenuto di umidità, e questo è più probabile se, nel corso della giornata, l'escursione termica è stata notevole e l'irraggiamento solare ha provocato una forte evaporazione.
Il cielo deve essere sereno perché la copertura nuvolosa riduce l'irraggiamento.
Le superfici che si raffredderanno maggiormente sono quelle direttamente rivolte alla volta stellata, mentre quelle che si affacciano verso altri edifici ne ricevono la radiazione termica e si raffreddano di meno.
Perché si possano raffreddare, le superfici non devono appartenere a corpi troppo massicci, perché questi hanno incorporato il calore durante il giorno, e rimangono sempre più caldi dell'aria durante la notte, quindi il fenomeno sarà più evidente sulle lastre di metallo, di vetro, sui sottili fili d'erba, piuttosto che su muri in cemento armato o in pietra. Ma sulle case, no!
Dopo questa dissertazione un po' pedante, dovrebbe essere chiaro che sulle case, la rugiada non si dovrebbe formare. Serramenti pvc valcamonica.

Sono massicce, sono riscaldate, sono raggruppate; o no? No, non sono più tanto massicce, o, meglio, gli strati superficiali che si riscaldano e si raffreddano hanno una piccola massa (l'escursione riguarda solo qualche centimetro del paramento esterno nel caso dei cappotti). Non sono nemmeno tanto riscaldate, o, meglio, se sono ben coibentate il calore rimane all'interno, non raggiunge gli strati superficiali esterni. In particolare non sono riscaldate quando il cantiere è ancora aperto. E non sono nemmeno tanto raggruppate, soprattutto in periferia. In compenso, sempre più spesso, le superfici vetrate sono anche completamente esposte, rivolte verso orizzonti mozzafiato bellissimi a vedersi, ma con nessuna emissione radiante.
Quindi, eccoci la rugiada: sulle pareti coibentate, nella zona centrale dei vetri (lontano dai distanziatori, ovviamente: quelli conducono un po' di calore verso l'esterno), sul paramento esterno delle facciate ventilate in metallo. Sarà forse meno visibile sulle superfici porose, sarà praticamente assente su tutti i punti caldi o massicci (una sorta di termografia al contrario), si raccoglierà copiosa al piede di tutte le superfici lisce e non assorbenti, formando preoccupanti rivoletti . La cosa che più impressiona è la quantità di condensa che si può trovare al mattino: l'umidità che condensa non viene da un ambiente chiuso, in quantità limitata; viene da un ambiente aperto, può essere in quantità illimitata: se la nostra superficie è la più fredda, su quella continuerà copiosamente a condensare per tutta la notte.

È un problema? Ni serramenti vallecamonica
Può essere un problema se l'acqua danneggia i manufatti; quindi non è un problema per i vetri (che riasciugano in pochi minuti all'apparire del sole); è un problema per i telai in legno, che non amano essere continuamente bagnati e riasciugati. Può essere un problema per la crescita di microrganismi, in particolare di alghe verdi e nere; per questo motivo le pitture contengono specifici prodotti anti alga.
Può essere un grosso problema durante la fase di ultimazione dei lavori, quando la rugiada può infiltrarsi negli strati non ancora impermeabilizzati, non ancora finiti. Questo può danneggiare il materiale di cui è costituito il cappotto (in particolare le fibre vegetali}, e rallentare i tempi di asciugatura.
In casi estremi, l'infiltrazione potrebbe raggiungere l'interno degli alloggi, con grave ammaloramento degli intonaci.

Come prevenire?
Se abbiamo accertato che si tratta di rugiada, non serve a nulla isolare, tappare o nastrare l'involucro; l'acqua vien da 'fuori', quindi non ha alcun senso impedire che esca 'da dentro'. Non serve a nulla modificare le condizioni interne (temperature, umidità, arieggiamento); di sicuro, in fase di asciugatura dei massetti, a involucro aperto, l'umidità interna che fuoriesce contribuirà un po' al fenomeno, ma non è così rilevante.
Scartiamo anche l'ipotesi di 'tenere caldo' il cappotto: l'abbiamo messo apposta perché isolasse l'abitazione, è ovvio che sia freddo all 'esterno! Possiamo lavorare su l'irraggiamento, cercando di ridurlo; cercando cioè di impedire che le superfici si raffreddino con questo meccanismo. Per ridurre l'irraggiamento si deve lavorare sull'emissività delle superfici; con vernici basso emissive nel caso delle pareti opache e con trattamenti basso emissivi in faccia 1 per i vetri (vetrate con trattamento no-fog). In particolare, questo accorgimento sarà sempre da adottare se non è prevista alcuna protezione esterna della vetrata, tanto più se questa è termicamente molto performante.
Più basso è il valore di Ug, più bassa sarà la temperatura della superficie esterna della vetrocamera.

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Conclusioni
Il fenomeno della condensa esterna è ben noto; con il miglioramento dell 'isolamento delle costruzioni, può interessare anche le costruzioni abitate o in via di realizzazione. Può non essere rilevante, poiché si verifica pochi giorni l'anno, in quanto servono le giuste condizioni meteorologiche che si realizzano di preferenza in particolari regioni.
Può essere mitigato con soluzioni già disponibili e nemmeno troppo costose se pensate in anticipo; rincorrere il problema a posteriori, invece, non è mai altrettanto indolore.
In ogni caso, non è mai un sintomo di cattivo isolamento o di una vetrocamera scadente: casomai è l'evidenza del contrario!

 

articolo estrapolato dalla rivista "NUOVA FINESTRA" n.422 e scritto da Ing. Giovanni Tisi. consulente tecnico